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Cosa vedere in Tagikistan: un sogno chiamato Pamir

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6 settembre 2017

Tagi che? Probabilmente tra gli ‘stan countries il Tagikistan è il meno conosciuto (non che gli altri lo siano eh..), e ammetto che fino a 6 mesi fa io stessa ne ignoravo l’esistenza. Quando poi ho iniziato a studiare la Via della Seta mi sono imbattuta in questo isolato paese dell’Asia Centrale e ho deciso, al contrario, che sarebbe stato il focus del mio intero viaggio. Tutto l’itinerario (che trovate nell’articolo Come organizzare un viaggio in Asia Centrale) è stato studiato per il Tagikistan, e più in particolare, per il Pamir. Sin dall’inizio sono stata catturata dalle descrizioni di questi luoghi senza tempo e ho deciso che dovevo assolutamente percorrere anche io la M41, la “famosa” Pamir Highway, i 1000 e più km di sterrato che collegano Dushambe con Osh in Kirghizistan. Con il senno di poi non avrei potuto fare scelta migliore: questo stato nello stato incastonato tra Pakistan, Afghanistan, Cina e Kirghizistan mi ha letteralmente stregata.

Il Pamir occupa tutto il Tagikistan orientale ed è veramente un altro paese, ha le sue speciali regole di accesso, parla una lingua diversa (il farsi, come in Iran), professa una religione diversa (l’islamismo sciita quando tutto il resto del paese è invece sunnita) ed è abitato da etnie diverse. Il Pamir rappresenta il 45% del territorio tagiko ma ospita solo il 3% dell’intera popolazione; la maggior parte degli abitanti vive in piccoli villaggi annidati in mezzo a suggestive valli solcate da fiumi e circondate dalle altissime vette innevate dell’Afghanistan e del Pakistan. È una regione estremamente remota che rimane isolata da mondo per diversi mesi all’anno e ha dovuto sviluppare un particolare stile di vita per sopravvivere in queste condizioni; nonostante questo, la gente del Pamir è tutt’altro che chiusa, è invece estremamente cordiale e ospitale. 

Insieme al Tibet, il viaggio in Pamir è probabilmente il viaggio in cui ho incontrato meno turisti nella mia vita, ma quei pochi che ho incontrato erano viaggiatori super-PRO che non ho mai visto altrove: ciclisti in solitaria che arrivano pedalando dall’Europa, motociclisti che entrano ed escono dal Pakistan o dall’Afghanistan come fosse Riccione, team del Mongol Rally (il famoso rally di beneficienza da Londra a Ulaan Batar)..tanti personaggi incredibili che mi hanno raccontato storie pazzesche. 

È un viaggio che mi rimarrà nel cuore per tante ragioni; sicuramente per la natura, padrona e regina incontrastata di queste terre, ma anche per la storia e la cultura millenarie e, soprattutto, per l’umanità che vi ho incontrato. 


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Come ottenere il visto

Dallo scorso anno il visto Tajiko si può ottenere online tramite questo sito compilando tutti i campi richiesti.

Alla fine della compilazione il visto elettronico si paga con la carta di credito. Per entrare in Pamir dovrete inoltre aggiungere il permesso per il cosiddetto GBAO. Il costo del visto Tajiko è di 20 dollari, cui dovrete aggiungerne 50 per il GBAO. Fate molta attenzione alla correttezza dei dati prima di dare l’invio!! 

Il visto arriva poi in pdf per e-mail dopo circa 24h; a me è arrivato nella cartella dello SPAM quindi se non vi arriva ricordatevi di controllare se per caso non sia finito lì. Stampatelo almeno di duplice copia (in Pamir vi verrà chiesto più volte al giorno nei posti di blocco/registrazione).

Quando andare in Pamir

Il periodo migliore per visitare il Tagikistan e il Pamir è l’estate, da giugno a settembre. Nella capitale Dushambe può fare molto caldo, ma questo è l’unico periodo dell’anno in cui è possibile entrare in Pamir. In inverno molti tratti della Pamir Highway sono sommersi dalla neve e la temperature precipitano tra i -20° e i -45°.

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Come arrivare 

Servito da un numero limitato di voli e con pochi posti di confine terresti, il Tagikistan è uno dei paesi dell’Asia Centrale più difficile da raggiungere. I collegamenti migliori per raggiungere Dushambe sono attraverso la Turchia (con Turkish Airlines) o la Russia (Aeroflot) e sono abbastanza cari. Un’alternativa più economica può essere quella di volare su Tashkent (Uzbekistan) ed entrare dal confine di Oybek via terra o su Osh (Kirghizistan). Molti, come ho fatto io, inseriscono il viaggio in Pamir all’interno di un percorso più grande che include l’Uzbekistan e il Kirghizistan e, in questo caso, vi consiglio di viaggiare da Dushambe a Osh e non viceversa, per vedrete i luoghi più belli e spettacolari alla fine del viaggio. 

Come spostarsi

A meno che non abbiate mesi di tempo a disposizione, l’opzione migliore per visitare il Pamir consiste nel noleggiare una jeep 4×4 con autista. La Pamir Highway è in buona parte sterrata e, a tratti, decisamente pericolosa quindi il mio consiglio è quello di non lesinare troppo su questa spesa. Ovviamente è un servizio abbastanza caro, ma vi permetterà di esplorare questa bellissima regione in totale libertà come merita.

Ci sono diverse agenzie che offrono il noleggio di jeep con autista o tour con la guida. Prima di partire ne ho contattate diverse e alla fine ho scelto la World Roof Tour . Mi sono trovata molto bene con loro, avevamo una jeep nuova e grande (non chiedetemi il modello che non lo ricordo), un autista bravo che parlava inglese (con un plus: era un ragazzo bellissimo e simpaticissimo che, non a caso, fa anche l’attore in Cina!) e abbiamo sempre dormito in posti carini e confortevoli. La World Roof Tour si è rivelata un’agenzia seria e super professionale. Tra l’altro ho chiesto il loro aiuto anche successivamente, quando ero in Kirghizistan, per trovare un jeep con autista per il Song Kol, e mi sono trovata molto bene anche lì.


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Costi

Per tutto il viaggio in Tagikistan-Pamir (8 notti – dal confine uzbeko fino a Osh, in Kirghizistan) con incluso jeep, autista, notti in homestay e pasti ho speso 1100 dollari (che ho pagato direttamente lì in contanti), l’equivalente di circa 925 euro. Il prezzo diminuisce sensibilmente se dividete la macchina con altri viaggiatori (e in questo caso l’agenzia può aiutarvi a trovarne altri o potete utilizzare il forum del sito Caravanistan). 

È una cifra alta soprattutto per questi paesi, ma l’unico modo per abbattere questi costi sarebbe quello di spostarsi con i mezzi pubblici (che in Pamir arrivano solo fino a Khorog, dopo c’è il nulla) e in autostop, ma le auto che transitano sulla Pamir Highway sono pochissime e si rischia di dover aspettare per giorni prima di essere caricati. 

La sicurezza

Leggendo la scheda del Tagikistan sul sito Viaggiare Sicuri della Farnesina cercano di farti passare la voglia di andarci. Ovviamente avranno le loro buone ragioni e, dopo essere tornata, concordo anche io sul fatto che il Tagikistan sia potenzialmente (come altri ‘stan) un paese instabile e sicuramente la vicinanza con l’Afghanistan non aiuta la stabilità. Detto questo io non ho ne visto ne vissuto sulla mia pelle situazioni di pericolo, ma so bene che potrebbero verificarsi (come ovunque nel mondo al giorno d’oggi). Ci hanno raccontato in più occasioni che ogni anno i talebani e/o i separatisti tagiki che vivono in Afghanistan provano ad invadere il Pamir entrando da Ishkashim. Quest’anno (2017) è successo a maggio ma l’attacco è stato sventato dalla stessa polizia afghana che li ha uccisi prima che riuscissero ad entrare nel villaggio pamiro. Lo raccontano come se fosse una cosa normale, come se la guerra/guerriglia fosse una cosa normale, ma non vi nascondo che un po mi ha fatto effetto. Prima di partire per questo viaggio mi era venuta l’idea di entrare in Afghanistan (e sarebbe stato possibile), ma una volta sul posto non me la sono più sentita. Entrare per 1-2 giorni per avere il timbro afgano sul passaporto e visitare un paio di villaggi sull’altro lato del fiume Pyanj non avrebbe avuto molto senso (senza contare che avrei dovuto sborsare circa 150 dollari). L’Afghanistan è un paese stupendo ma non è affatto un paese sicuro purtroppo e i turisti occidentali sono le “prede” più facili da attaccare. Perchè andarsela a cercare? Spero che davvero in futuro sarà possibile visitarlo per bene, più in sicurezza, da nord a sud. 

Detto questo credo il Tagikistan sia invece un paese sicuro, probabilmente più di alcuni paesi europei, e che bisogna essere veramente molto sfortunati per incappare in qualche problema.

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Diario di viaggio: la Pamir highway da Dushambe al confine con il Kirghizistan

Diversamente da quanto faccio di solito, voglio raccontarvi questo viaggio sotto forma di diario e, come avrete già capito, vi parlerò quasi esclusivamente del Pamir (se avessi avuto più tempo sicuramente sarei andata ad esplorare anche i Monti Fan nel nord del Tagikistan, famosi per i bellissimi laghi d’alta quota). 

Giorni 1-2

(Dushambe-Kalai Khum 370 km, 8h, strada asfaltata)

Dopo un rocambolesco transfer di 8h da Samarcanda arriviamo finalmente a Dushambe, la capitale del Tagikistan. Siamo arrivate in hotel che era già buio e non sono riuscita a farmi un’idea di questa città. Dalla piccola passeggiata che ho fatto per andare a cena tutto sommato mi ha fatto una buona impressione, mi è sembrata una città moderna e piena di giovani, ma francamente non so se può valere la pena fermarsi qui per un giorno.

Dopo una notte ristoratrice, l’ultima in un hotel dal confort occidentale, conosciamo Ali, il nostro driver, cambiamo i soldi e ci mettiamo subito in marcia. Veniamo fermati diverse volte dalla polizia e Ali ogni tanto deve tirare fuori qualche banconota, ma si fa in fretta tra grandi sorrisi. I primi 150 km (che non sono ancora sull’M41) ci regalano subito bellissimi panorami sul lago Nurek prima di raggiungere, nel primo pomeriggio, il fiume Pyanj che ci terrà poi compagnia per diversi giorni e che rappresenta il confine naturale tra Tagikistan e Afghanistan

Questo tratto di strada è stato recentemente asfaltato dai cinesi ed è in ottime condizioni. La strada è bellissima, scende lentamente verso il fiume ed è incredibile come questo stretto ma tumultuoso fiume divida di fatto la strada tagika da un precario e incerto sentiero sul lato afgano che collega minuscoli centri abitati con case in pietra. Fa strano, l’Afghanistan è a pochi metri ma è praticamente impossibile raggiungerlo; attraversare il fiume sarebbe un suicidio. Verso le 6 di sera raggiungiamo Kalai-Khum, una piccola cittadina sul fiume. Alloggiamo in un homestay carina (addirittura con wifi) che si affaccia proprio sul fiume e dormiamo cullati dal rumore all’acqua.   

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Giorno 3

(Kalai-Khum Khorog 240 km, 8h, strerrato)

Oggi si inizia a ballare, da Kalai Khum la strada è super panoramica ma sterrata e alcuni tratti sono pericolosissimi. Due corsie scarse costeggiano il fiume senza alcun tipo di protezione e spesso e volentieri si vedono i fiori sul ciglio della strada in ricordo di auto o camion che sono volati giù. Qui entriamo nel vivo del Pamir e ci dobbiamo fermare diverse volte per essere registrati dalla polizia; per fortuna non si perde molto tempo. Ad uno di questi posti di polizia incontriamo un team italiano del Mongol Rally con una Fiat Panda: sono due ragazzi di Milano di 20 anni e ci raccontano che uno dei 2 ha preso la patente giusto 4 mesi prima..tanta stima! 

Incontriamo anche un camion che è scivolato per metà nel fiume (l’autista è salvo per fortuna) e blocca il passaggio da 3 giorni creando una fila di camion cinesi dall’altra parte; per fortuna le macchine riescono a passare!

Dopo 8 ore di lavatrice arriviamo stanche a Khorog, la “capitale” del Pamir. Prima di cenare nella nostra homestay c’è il tempo di fare un giro per la cittadina e un salto al bazaar (dove vengo importunata da un uomo ubriaco che mi urla davanti la faccia). Dopo cena Ali ci porta su una collina in cima al paese a caccia di stelle cadenti e a fumare (vi dirò, al di là di quello che si possa immaginare, il fumo afghano è molto leggero, molto di più di quello che arriva in Italia e che sicuramente viene tagliato con chissà cosa…ma non lo dite a nessuno!). 

PS Se avessimo deciso di entrare in Afghanistan avremmo dovuto richiedere il visto qui a Khorog e ci sarebbe stato rilasciato in circa 2h pagando una cifra variabile tra i 100 e i 150 dollari). 

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Giorno 4

(Khorog-Ishkashim 120 km, 4h sterrato)

L’M41 parte da Khorog, ma noi, come quasi tutti, abbiamo deciso di seguire la variante che scende invece verso sud per raggiungere la Valle di Wakhan (o corridoio di Wakhan come lo chiamano in molti).  

Questa è la tappa più corta del viaggio, ma i panorami sono spettacolari, soprattutto quando iniziano ad apparire le vette innevate dell’Hindukush che segnano il confine tra Afghanistan e Pakistan. 

Poco prima di arrivare a Ishkashim passiamo davanti al ponte della frontiera afghana che è deserta. È sabato e, fino a pochi mesi fa, ogni sabato qui c’era un mercato (bellissimo ci dicono) dove tagiki e afghani potevano scambiarsi le merci. Purtroppo dopo l’ultimo attacco dei talebani è stato chiuso e non ci resta che arrivare nella nostra guesthouse. Ishkashim è una cittadina piccola, non c’è praticamente niente se non tanta polizia. Questa è la zona più “sensibile” del Pamir, da qui passa tantissima droga e da qui, ogni anno, provano ad attaccare i talebani. Noi alloggiamo alla guesthouse Hanis, un posto molto grande, dove conosciamo un altro team del Mongol Rally, questa volto formato da una coppia inglese e un ragazzo neo zelandese. Il ragazzo inglese ci racconta che, senza averlo deciso prima, ha chiesto la mano della sua ragazza durante il viaggio, davanti all’Hell’s Gate in Turkmenistan e che hanno pianificato di sposarsi a Ulaan Batar, all’arrivo del Mongol Rally. Organizzare un matrimonio via mail durante un viaggio del genere (quando a malapena hai la linea telefonica) non è cosa facile e sarei proprio curiosa di sapere se alla fine ce l’hanno fatta! Oltre a questo ci raccontano diversi altri aneddoti sul Rally, sul traghetto in panne sul Mar Caspio e sui tempi biblici che hanno impiegato per superare la frontiera turkmena.    

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Giorno 5

(Ishkashim- Langar 140 km, 5h, sterrato

Partiamo di buon ora per visitare le fortezze di Kah-Kaa e Yamchum, due fortezze del XII secolo che si trovano in posizione sopraelevata sul fiume e offrono una vista spettacolare su tutta la vallata. In questa zona ci sono tante fortezze che risalgono all’epoca della Via della Seta (lo stesso Marco Polo è passato qui) e tuttora vengono utilizzate come posto di guardia dall’esercito tagiko per controllare i confini. 

Sopra la fortezza di Yamchum ci sono le sorgenti termali di Bibi Fatima e la credenza locale vuole che bagnandosi in queste acque a 40° le donne possano aumentare la loro fertilità. Da lì andiamo a visitare la casa-museo del mistico Muabara Kadam a Yamg, una casa in stile del Pamir molto interessante e ci fermiamo a pranzo nella guesthouse di Aydar, il custode del museo. Qui facciamo la conoscenza di Zahara, una signora iraniana in viaggio con suo figlio per il Pamir. Zahara ci racconta che vivono a Lipsia da 30 anni (suo figlio è nato lì) perchè lei è dovuta fuggire dall’Iran negli anni ’90: c’era un taglia sulla sua testa. Negli anni ’80 era rappresentate d’istituto nel suo liceo di Teheran, organizzava manifestazioni e distribuiva volantini ed è stata considerata una dissidente politica dal regime. È dovuta stare per 3 anni chiusa in casa di amici di famiglia senza poter mai uscire prima di decidere di scappare con l’aiuto di suo zio che era fuggito anni prima. Dopo mesi di organizzazione, a 19 anni, da sola, è riuscita a passare il confine turco prima a piedi e poi a cavallo prima di poter essere al sicuro. Da allora (30 anni fa) ha rivisto i suoi genitori solo 2 volte e molti suoi “compagni” iraniani sono morti o sono in carcere da anni. Lei non potrà mai più tornare in Iran perchè sarebbe arrestata. Ho ancora la pelle d’oca! 

Dopo di lì arriviamo a Langar dove passiamo la notte in un homestay molto pulita e carina.

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Giorno 6

(Langar- Murgab 300 km- 10h, sterrato)

La giornata di oggi inizia con una passeggiata (in salita) sopra Langar alla ricerca di alcuni petroglifici. Arrivati più o meno in cima li individuiamo ma è difficile distinguere le incisioni antiche e autentiche dagli emulatori moderni. Se non altro da lì su c’è una bellissima vista su tutta la vallata e sulle montagne afgane di fronte. 

Ci rimettiamo poi in macchina ed è tempo di abbandonare il fiume Pyanj e l’Afghanistan, fra 200 km inizieremo a costeggiare la Cina. La strada che sale per riprendere la Pamir Highway è spettacolare, uno dei tratti più belli (e più pericolosi), con mille curve a strapiombo e delle viste panoramiche incredibili. Prima di raggiungere di nuovo l’M41 riusciamo anche a vedere delle carovane afgane con i cammelli, sono bellissime!  Dall’M41 deviamo quasi subito per raggiungere 2 bellissimi laghi alpini salati: il Bulunkul e lo Yashil-kul. Il paesaggio intorno è lunare e desertico e mi ricorda tantissimo le lagune altiplaniche boliviane. Da qui in poi le temperature sono rigide (siamo tra i 3500 e i 4000 mt), tiriamo fuori il piumino e ci dirigiamo nel piccolo villaggio di Alinchur per il pranzo (anche se sono le 4 del pomeriggio) e raggiungiamo con il buio Murgab. Non avremmo dovuto dormire qui questa notte e non abbiamo prenotato nulla; incredibilmente tutte le guesthouse sono piene e riusciamo a stento a trovare 2 letti per dormire. Per cenare andiamo nell’unico hotel del paese, il Pamir Hotel, punto di ritrovo di tutti i backpacker, ciclisti e motocicilisti e, sopresa delle sorprese, rincontriamo un gruppo di motociclisti italiani che avevamo incontrato 4 anni fa in Tibet su un passo di montagna vicino all’Everest!! Certe volte è proprio piccolo il mondo. 

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Giorno 7

(Murgab- Karakul 150 km-3h  asfalto brutto e sterrato)

Torniamo al Pamir Hotel per la colazione e conosciamo il nostro nuovo autista. Da qui in poi, pur essendo sempre in Tajikistan, ci abitano principalmente kirghizi ed è meglio avere un autista kirghizo (che ci accompagnerà poi fino a Osh). Salutiamo Ali tra la commozione e le lacrime e ci rimettiamo in macchina; superiamo l’Aiktal Pass  (4600 mt) prima di raggiungere Karakul con il suo lago alpino salato a 3900 mt. Il lago ha dei colori caraibici ed è circondato da vette che superano i 7000 metri..non credo di aver mai visto nulla del genere!! 

A Karakul arriviamo per pranzo e passiamo il resto della giornata a passeggiare lungo il lago e soprattutto a chiaccherare con i personaggi incredibili che incontriamo nella nostra guesthouse. C’è Ricky, un motociclista italiano di Ravenna, che è partito dall’Italia e arriverà in Giappone, ci sono Sabrina e Massimiliano, anche loro motociclisti navigati che hanno girato mezzo mondo, ci sono 4 ragazzi australiani che stanno percorrendo l’M41 in bici..insomma un concentrato di avventura! 

Quando si fa buio i nostri occhi vengono catturati da una stellata incredibile, qui non c’è inquinamento luminoso e la Via Lattea sembra a pochi metri da noi. 

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Giorno 8

(Karakul- Osh 277 km – 6/7 h asfalto)

Partiamo verso le 9 e raggiungiamo dopo un’oretta il Kyzyl-Art Pass (4282 mt) dove si trova il primo posto di confine tagiko-kirghizo. Qui non dobbiamo neanche scendere dalla macchina, l’autista sbriga tutte le procedure doganali da solo. Per raggiungere l’altro posto di confine ed entrare in Kirghizistan impieghiamo invece un’altra oretta. Qui c’è da aspettare, fanno passare 1 macchina alla volta e, quando arriva il nostro turno, dobbiamo scendere dalla macchina e lasciare che un cane antidroga (un cocker!!) controlli l’auto. 

Finite le procedure doganali rivolgo un ultimo sguardo al Pamir con le lacrime agli occhi, questo paese mi ha regalato tanto, anzi tantissimo, mille emozioni che mi rimarranno negli occhi e nel cuore per tutta la vita. Grazie davvero Pamir! 

Entrando in Kirghizistan sembra di entrare in Svizzera, le strade sono belle, ben asfaltate e improvvisamente diventa tutto molto più verde.  Raggiungiamo l’hotel a Osh per le 3 del pomeriggio e ci buttiamo direttamente sotto la doccia (non ci laviamo da 2/3 giorni!).  Siamo tornate nella civiltà ed è una sensazione strana. 

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Valentina Borghi
Sono la fondatrice di questo blog. Sono anche una romana trapiantata a Milano tanti anni fa e viaggio praticamente da quando sono nata.
Come mi descriverei? Viaggiatrice compulsiva, travel blogger, food lover, gattara e curiosa di tutto (ma proprio TUTTO)

6 Commenti

on Cosa vedere in Tagikistan: un sogno chiamato Pamir.
  1. |

    Ciao,
    ho letto con immenso piacere la storia del tuo viaggio. E’ da un bel pò di tempo che mi sto informando sul Tagikistan e il tragitto della M41. La tua descrizione mi ha aggiunto e confermato quello che già sapevo. Spero prossimamente di affrontare questa sospirata avventura.
    Grazie, Gianbeppe.

    • Valentina Borghi
      |

      Ciao!È un viaggio stupendo, te lo staconsiglio!! L’M41 è meravigliosa

  2. |

    Ciao Valentina. Viaggio interessantissimo. Mi sorge una domanda: hai parlato di non esserti mai sentita in pericolo dal punto di vista della sicurezza, ma per quanto riguarda i problemi connessi con l’altitudine ne hai avuti?

    • Valentina Borghi
      |

      Ciao Daniele, no, non ha avuto alcun problema legato all’altitudine. Ho attraversato diversi passi di montagna a più di 4000 mt e dormito a 3900 mt sul lago Karkul ma non ho avuto alcun fastidio. Devo dire che sono parecchio fortunata..l’altitudine non mi da mai particolarmente fastidio (e ho toccato altitudini più alte di queste sia in Tibet che in Sud America).

  3. valentina
    |

    meraviglioso viaggio!!! anche io sto organizzando pern andare e ho appena scritto alla tua agenzia (avevo chiesto ad altre ma mi facevano prezzi folli!!!), unirò anche un Uzbekistan fai da te! ma le tue foto e consigli sono stati decisivi per decidere cosa unire all’uzbekistan!

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